“ACCORDARE LO STRUMENTO CORPO ALL’AMORE ASSOLUTO:

Nei loro insegnamenti i maestri tantrici fanno spesso riferimento al corpo come ad uno strumento a corde, il sarangi, e comparano la presenza al mondo all’accordatura di questo strumento. Se si lascia in una stanza uno strumento perfettamente accordato è sufficiente che un altro strumento sia suonato nella stessa stanza perché le corde del primo si mettano a vibrare. Allo stesso modo noi possiamo entrare in risonanza col mondo appena ci siamo accordati. Ciò che i tantrici chiamano yoga è questo lavoro, questo gioco di essere continuamente in accordo, pronti a vibrare con la realtà così come si svolge.”

Daniel Odier – “Desideri Passioni e Spiritualità”

Se vi chiedo quante dita avete probabilmente rispondete cinque.
Questa per me è una risposta sbagliata.
La risposta giusta è: ‘Gregory stai facendo una domanda sbagliata’,
la domanda corretta sarebbe: quante relazioni tra coppie di dita avete?
La risposta è: quattro. La relazione tra uno e due, tra due e tre, tra tre e quattro e tra quattro e cinque.

Gregory Bateson

Chiesi a un studente: “come fai ad andare da questa stanza a quella stanza ? ”
Lui mi rispose: “prima di tutto mi alzo, poi faccio un passo…”
Lo interruppi: “Dimmi tutti i modi possibili di andare da questa stanza a quella stanza”
“Ci si può andare correndo, camminando, saltando, ci si può andare facendo capriole. Si può uscire da quella porta, uscire dall’edificio, entrare per l’altra porta dentro la stanza. Oppure se vuoi puoi scalare la finestra…”
Ed io: “Hai detto che li avresti detti tutti, ma hai tralasciato un modo, il più importante… se io volessi andare nell’altra stanza uscirei da quella porta lì, prenderei un taxi fino all’aeroporto, comprerei un biglietto per Chicago, New York, Londra, Roma, Atene, Hong Kong, Honolulu, San Francisco, Dallas, Phoenix, tornerei indietro in macchina ed entrerei nel giardino posteriore attraverso il passaggio di dietro, entrerei nella porta posteriore e andrei dritto in quella stanza …Ed abbiamo pensato solo ai movimenti in avanti, potremmo pensare anche all’andare indietro, vero?
E andando a carponi ? ….
“Potremmo anche strisciare sulla pancia” aggiunse lo studente.
E’ proprio vero che ci limitiamo così terribilmente in tutte le nostre forme di pensiero…

Milton Erickson – “La mia voce ti accompagnerà”

“Ogni volta che conversiamo, possiamo chiederci:
Che tipo di musica stiamo creando?
Abbiamo accordato gli strumenti prima di suonare? C’è sintonia tra noi?
Ci ascoltiamo reciprocamente? Andiamo a tempo? Rispettiamo le pause?
Rispettiamo crescendi e diminuendi, accelerandi e ritardandi?
Riprendiamo i modi espressivi l’uno dell’altro? Mettiamo in evidenza i temi?
Li sviluppiamo? Creiamo il necessario collegamento tra essi?
C’è equilibrio tra familiarità e novità, tra prevedibilità e imprevedibilità?”

Mauro Scardovelli

“In ciascuno di noi c’è una piccola bambina o un piccolo bambino che soffre. Da piccoli tutti abbiamo trascorso momenti difficili e molti hanno subito traumi, che spesso cerchiamo di dimenticare per proteggerci e difenderci da future sofferenze. Ogni volta che entriamo in contatto con l’esperienza della sofferenza, crediamo di non poterla sopportare e ricacciamo sentimenti e ricordi giù, in fondo al nostro inconscio. Forse non ci curiamo da diversi decenni di quel bambino dentro di noi, ma il fatto che lo abbiamo ignorato non significa che non sia comunque lì. Quella bambina o quel bambino feriti sono sempre presenti nel nostro intimo e cercano di attirare la nostra attenzione, dicendo: «Sono qui, sono qui. Non puoi evitarmi. Non puoi fuggire da me». Cerchiamo di porre fine al dolore, respingiamo quei bambini nel profondo di noi stessi e ne restiamo il più possibile alla larga; ma fuggire non mette fine alla sofferenza, la prolunga soltanto…”

(Thich Nhat Hanh, Fare pace con se stessi)