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raffy MT

Articolo - “Sintonizzarsi in Musica”: promuovere espressione, interazione e contenimento emotivo nella diade adulto-bambino 

 

Dall'introduzione dell'omonimo capitolo contenuto nel libro "Musica che educa, musica che cura: interventi psicologici con il linguaggio sonoro in contesto scolastico e riabilitativo" di Antonietti e Colombo (2010)

 

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Nel progettare laboratori musicali per la promozione delle competenze comunicative rivolti a mamme e bambini tra 0 e 3 anni, due sono le principali curiosità: “Perché bimbi così piccoli?” e “Perché la musica?” Per rispondere bisogna andare al cuore della relazione mamma-bambino: una relazione profondamente musicale, ma non per questo scontatamente armonica.


L’arte della musica è l’arte della risonanza, della convibrazione, dell’armonia e del ritmo. La buona musica rappresenta un modello straordinario da interiorizzare. In essa possiamo trovare i fondamentali della relazione sinergica e della conversazione felice.” (Scardovelli, 2006)

 

Secondo le più recenti prospettive adulto e bambino, in virtù di una innata Musicalità Comunicativa (Trevarthen e Malloch, 1999, 2008) sono reciprocamente in grado di modulare i propri comportamenti comunicativi in maniera ritmica (sincronizzandosi con una pulsazione più o meno regolare e periodica) e dinamica (regolando man mano tipologia e intensità degli stimoli), come fa una coppia di musicisti. Il neonato sarebbe infatti dotato sin dalla nascita della capacità di riconoscere nell’interlocutore pattern di azioni temporalmente organizzati e di sincronizzare i propri comportamenti con il loro ritmo (Beebe, 1982; Malloch, 1999; Schögler, 1999; Stern, 2000). Condon e Sander (1974) hanno trovato ad esempio che i movimenti del neonato sono precisamente sincronizzati con elementi prosodici del parlato adulto come ritmo, intensità, e accenti. La sincronizzazione dell’azione entro una cornice temporale, oltre a rendere più prevedibili i reciproci comportamenti, facilita la sintonizzazione comunicativa (ad esempio nella modulazione dell’intensità e della tipologia dei comportamenti interpersonali) che è per altro collegata alla sintonizzazione affettiva. Stern (2004) rimarca al riguardo l’abilità del bambino di tradurre la qualità affettiva di un comportamento attraverso un differente canale espressivo, ad esempio di tradurre l’intensità della voce della madre in “simpatetici” movimenti delle braccia.

 

La musica è così diventata un riferimento teorico per la comprensione degli aspetti comunicativi ed emozionali nell’interazione precoce (Papoušek 1996; Papoušek e Papoušek 1981; Stern, 1999; Stern et al., 1985; Trevarthen 1999, 2001, 2003), ma anche un mezzo per il potenziamento delle abilità comunicative ed emozionali in contesti di terapia e promozione del benessere (Scardovelli 1992; Ansdell e Pavlicevic 2005; Pavlicevic e Ansdell 2008; Wigram ed Elefant 2008; Osborne, 2008). Le regole insite nella comunicazione musicale, derivate verosimilmente dalle norme implicite che regolano le interazioni precoci madre-bambino, sono infatti rintracciabili in ogni forma di comunicazione, dalla più semplice alla più raffinata (Trevarthen e Malloch, 2008). Il loro rispetto facilita la sintonizzazione, la loro violazione induce disarmonia e malessere. Studi sulle interazioni tra neonati e madri depresse (Malloch, 1999; Marwick e Murray, 2008; Robb, 1999) hanno messo in luce una maggior frequenza di risposte incoerenti sul piano ritmico o dinamico-energetico da parte della madre che portano ad una riduzione di espressioni positive (Beebe, 1982; Murray e Trevarthen, 1985) e ad un incremento di manifestazioni di disagio (Tronick e Weinberg, 1997; Papoušek, 1997) nel bambino. Esempi in cui le norme della “buona comunicazione” vengono inconsapevolmente violate sono reperibili anche al di fuori dell’ambito clinico: interruzioni, sovrapposizioni, mancanza di ascolto, sono abitudini molto frequenti nelle conversazioni quotidiane. La natura ci dota naturalmente di potenti strumenti di sintonizzazione ma è entro gli scambi interattivi, a partire da quelli precoci, che impariamo ad affinarli.

Recuperiamo le domande con cui abbiamo aperto questo capitolo: perché si può ed è importante lavorare con bimbi piccoli e con le loro mamme? Perché è a partire dalle primissime interazioni che il bambino apprendere come comunicare e sintonizzarsi con gli altri: il sistema madre-bambino è la prima “palestra sociale” in cui il neonato esercita le proprie capacità interattive. Quindi il destinatario dell’intervento è soltanto il neonato? In realtà anche agli adulti - che nel corso delle interazioni quotidiane ricche di sovrapposizioni, interruzioni, giudizi e svalutazioni, facilmente acquisiscono cattive abitudini conversazionali - può giovare un percorso in cui metterle a fuoco e ri-esercitare la propria “musicalità comunicativa”: l’ascolto, il rispecchiamento, la risonanza e lo scambio produttivo. Ecco perché la musica: poiché le interazioni precoci sono intrinsecamente musicali, adulto e neonato sono naturalmente portati a interagire in questa maniera; in un contesto sonoro e non verbale il neonato “parla la propria lingua” e l’adulto, fuori dal groviglio del linguaggio e dei concetti, entra più facilmente  in contatto con quelle abilità che facilitano la sintonizzazione. Obiettivo dei laboratori qui descritti è pertanto quello di recuperare un preciso atteggiamento interpersonale (Scardovelli, 2006):

“Ogni volta che conversiamo, possiamo chiederci: che tipo di musica stiamo creando? Abbiamo accordato gli strumenti prima di suonare? C’è sintonia tra noi? Ci ascoltiamo reciprocamente? Andiamo a tempo? Rispettiamo le pause? Rispettiamo crescendi e diminuendi, accelerandi e ritardandi? Riprendiamo i modi espressivi l’uno dell’altro? Mettiamo in evidenza i temi? Li sviluppiamo? Creiamo il necessario collegamento tra essi? C’è equilibrio tra familiarità e novità, tra prevedibilità e imprevedibilità?”

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